Un web più sicuro? Cosa cambia con le nuove regole di verifica dell’età

La verifica digitale dell’età degli utenti sta diventando sempre più presente nel nostro quotidiano online. Governi di Regno Unito, Unione Europea, Stati Uniti e Australia stanno introducendo normative stringenti che impongono alle piattaforme social di accertare l’età degli utenti prima di mostrare contenuti per adulti o consentire l’accesso in generale.

In Europa è attivo il processo di sperimentazione di un’app sviluppata dalla Commissione UE: un sistema teso a garantire che l’utente abbia almeno 18 anni senza rivelare altre informazioni personali. Sarà pilota in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca e farà parte del futuro portafoglio d’identità digitale previsto entro il 2026.

Nel Regno Unito, l’Online Safety Act è già operativo: richiede sistemi affidabili di verifica dell’età per accedere ai contenuti sensibili. Non basta dichiarare di essere maggiorenni: servono documenti, scansioni biometriche o servizi di terze parti per certificare l’identità.

La normativa si estende anche agli Stati Uniti, dove alcuni stati come Tennessee, Utah, California e Arkansas hanno adottato leggi che richiedono la verifica dell’età — spesso associata al consenso dei genitori per gli under 18 — per accedere ai social media. In Australia, invece, sta per entrare in vigore una misura che vieta agli under 16 di aprire account su piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok, con sanzioni fino a 50 milioni di AUD per i servizi non conformi.

Non mancano effetti concreti: in Mississippi, ad esempio, la piattaforma decentralizzata Bluesky ha deciso di bloccare completamente l’accesso dal territorio, poiché la legge anti-minori richiederebbe una raccolta dati troppo invasiva.

Sul tavolo restano i grandi interrogativi: cosa chiediamo alla privacy in nome della sicurezza? L’uso di documenti personali, dati biometrici, foto o scansioni online può esporre gli utenti a violazioni, tracciamenti o violazioni di diritti. E tutto questo, nel contesto di sistemi fragili o facilmente aggirabili, rischia di essere più dannoso che protettivo